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Depressione, ansia, fobie, attacchi di panico: le diverse emozioni di chi ha subito il virus SARS-COV-2.

Il Covid, nel periodo appena trascorso in cui ha imperversato, ha dato luogo e generato in alcuni casi dei lati positivi, in altri purtroppo negativi.

Di positivo vi è stata la crescita individuale di alcune persone, la loro interpretazione ed auto-analisi, li ha portati a capire l’importanza di una vita più a dimensione umana. Queste persone conducevano una vita con ritmi molto frenetici, stressanti. Il tempo della “reclusione” lo hanno finalmente impiegato nel fare attività a cui da anni rinunciavano come pitturare una stanza, ricamare, leggere libri, sistemare armadi,ecc. Una prigionia fisica che però ha permesso loro di conoscere meglio ciò di cui necessitava la loro vita: una vita con ritmi più lenti, più umani. Queste persone erano recluse, ma non erano ammalate di Covid.

Per quanto riguarda invece i lati negativi del Covid-19 si è riscontrato che in coloro che purtroppo hanno subito sulla propria pelle il Covid-19, pur essendo poi guariti, vi è rimasta in alcuni casi la paura di ammalarsi di nuovo. Ecco quindi che a causa di un temuto nuovo contagio ora disinfettano tutto, temono di entrare nei locali pubblici o di lavoro, altri addirittura si rifiutano di tornare a lavoro, tenendo quindi tutto sotto controllo. Alcuni, non sentendosi compresi nelle loro manifestazioni ansiose, “esagerate”, dicono: “Chi non ha avuto il Covid-19 non può capire”. La loro ansia è ora agli estremi, la serenità è stata completamente persa.

Alcuni di essi sono “crollati” psicologicamente proprio quando sono guariti. Come psicoterapeuta mi sono sentita riferire parole di questo tipo: “E’ il dopo che ti fa crollare, quando scende l’adrenalina, quando non sei più teso ad aiutare il tuo corpo, quando non sei più completamente concentrato su di te per uscire da quell’ incubo”. La causa del crollo deriva dall’ isolamento fisico, nell’ essere rimasti chiusi in una stanza, ma soprattutto dal fatto che sono stati da soli nel vivere la drammaticità della situazione, sapendo purtroppo quale poteva essere l’esito finale del Covid su di essi. Non c’è nulla di peggio che essere soli nella “drammaticità” della situazione, ecco quindi che in alcuni di essi vi è stato il crollo psicologico finale. Un dramma dopo un altro. Malattia gestita in solitudine, in cui per alcuni la visione della fila dei camion di Bergamo (simile ad una “processione” fredda, silenziosa, muta… disumanizzata), delle tante bare che non avevano avuto un “normale” funerale, e in cui non si vedeva altro che aleggiare la morte…” la morte in solitudine” . Non un canto,non un fiore, non un’ ultima carezza sulla loro bara, ebbene, anche ciò ha contribuito al loro crollo psicologico. Bare con all’ interno uomini, cadaveri soli, proprio come alcune di queste persone, che hanno affrontato la malattia da soli e con la paura della possibile morte. Persone chiuse nelle loro stanze come fossero dietro le sbarre, e tutto ciò in solitudine. In alcuni non vi era neppure il piacere di ricevere telefonate, di parlare; c’era in alcuni il bisogno, il desiderio assoluto di starsene da soli per reagire, concentrandosi così meglio, sulla loro attuale malattia. La estroversione ha lasciato in brevissimo tempo il posto alla introversione, come una porta che improvvisamente si chiude, portando così la persona a chiudersi a riccio, alla quasi totale chiusura in sé stessi.

Vi sono state persone che nella loro vita hanno fatto spesso da infermieri verso i familiari e amici, ma che con il Covid-19, ora non hanno voluto pesare su di loro, non facendosi quindi aiutare più di tanto. Persone ora simili a dei fili d’erba piegati da una violenta pioggia torrenziale. Persone crollate, ma che prima hanno cercato fino alla fine di autosostenersi psicologicamente, combattendo in un silenzio assordante contro il virus, pensando nei momenti più positivi al fatto che potevano anche non morire, “perché non sai mai come evolve il virus” …” potrebbe anche risparmiarti”. E nei momenti positivi hanno lottato appellandosi anche alle loro difese immunitarie.

Pur avendo problemi con la loro stessa salute, si preoccupavano quindi anche per i loro anziani genitori che abitavano lontano, assumendosi quindi anche l’onere, il peso, della responsabilità altrui, affinché per esempio, arrivassero loro libri, cibo, farmaci e quant’altro di cui potessero avere bisogno.

Una preoccupazione quindi che si è sovrapposta ad un’altra preoccupazione, data dal peso del pensiero verso i familiari. Ad un macigno sulle spalle se ne è aggiunto un altro. In alcuni casi non hanno raccontato neppure i loro sintomi ai parenti al fine di non preoccuparli. Alcuni pazienti ne sono usciti a “pezzi”. Il cambiamento psicologico lo riferiscono con queste frasi: “Il mio cambiamento è avvenuto in uno-due mesi, ora non mi riconosco più”! Si sentono insicuri anche per le cose che prima facevano abitualmente, con forza e tenacia.

 Alcuni, i quali temono di poter riavere di nuovo il contagio, sono sempre in allerta. Pensano a qualcosa di drammatico che potrebbe risuccedere. Si sentono come bloccati!

Un “semplice” raffreddore o anche un solo colpo di tosse gli fa temere di avere di nuovo il Covid-19.

Alcuni pazienti provano dolore, autocommiserazione, mentre ricordano come il loro corpo non riuscisse più a reagire perché stanco, sfinito. Stare giorni e giorni sul letto o sul divano, e sentirsi comunque sempre stanchi, sentirsi come “svuotati”, prendendo in questo modo (in alcuni casi) coscienza che per “combatterlo e vincerlo”, era necessario metterci anche tanta energia, forza mentale.

Avere il Covid-19, gestire le proprie ansie, cercare di reagire al loro corpo sempre stanco, e contemporaneamente consumare le poche energie rimaste nel preoccuparsi per i propri familiari lontani o vicini, ha fatto sì che alcuni non hanno più potuto reggere a tutto questo “ciclone grigio” (perché pieno di ansie, di sofferenze, preoccupazioni) e così sono inesorabilmente “crollati” alla fine. “Crollare” come chi, in una gara podistica arriva finalmente al traguardo, ma poi stramazza subito al suolo perché è privo di forze, ed è proprio a questo punto che deve ricominciare a risollevarsi psicologicamente. Ecco però che come il podista non riesce a rialzarsi reggendosi sulle gambe, così molti di loro non riescono più a rialzarsi psicologicamente. La frase più ascoltata è: “Non sono più come prima, non so cosa mi è successo e tutto ciò mi è accaduto in due mesi circa”. Il Covid-19 in poco tempo è stato per alcuni come una giornata di Sole con un bel cielo azzurro, che improvvisamente viene annullata, spazzata via, da un improvviso grigio ciclone. La depressione, la visione senza più gioia delle cose, le fobie, disturbi del sonno e gli attacchi di panico stanno ora emergendo anche in quelle persone che venivano ritenute forti dai loro familiari. Familiari che a volte nella vita si appoggiavano proprio a loro. Questi pazienti si sentono ora vuoti, svuotati, stanchi mentalmente. Tutto pesa, non riescono in alcuni casi più a gestire le cose, neanche un piccolo trasloco a causa dell’attuale stato d’animo. Oppure non riuscivano più neanche a intraprendere il cambiamento della disposizione dei mobili già deciso precedentemente. C’è chi dopo aver avuto il Covid-19 ora niente gli interessa più, neppure alcuni eventi esterni che molti mesi prima gli avrebbero dato felicità: emozione che ora purtroppo non riescono più a provare, come se essa fosse nascosta all’interno di una fitta nebbia, e fosse quindi difficile da vedere e raggiungere; non la vivono e né tantomeno, la manifestano verso gli altri. Non c’è più voglia di truccarsi, di andare persino dall’estetista, cosa che facevano abitualmente prima del Covid. C’è come un distacco emotivo fra loro ed il mondo esterno. E’ come guardare il mondo da dietro la finestra e non sentire più i rumori, i profumi, le emozioni che provengono dall’esterno, né far arrivare le loro emozioni al di là dei vetri. Il Covid-19 in pochi mesi li ha portati a vedere un tunnel nel quale attualmente non vedono più la luce in fondo ad esso.

In tutto ciò, in alcuni, ha contribuito il fatto di avere dovuto in pochi mesi gestire diverse situazioni stressanti, preoccupanti per sé e per i propri familiari: cugini, nonni, ecc. Persone che per la loro generosità si sono “date agli altri”, sia in passato che recentemente, più di quanto le loro energie fisiche e mentali potevano sostenere. Persone che in questi mesi si sono sentite moralmente costrette ad aiutare, supportare pur dovendo combattere con il Covid, persone a loro care. Si tratta spesso di persone sulle quali gli altri contavano e che alla fine purtroppo la conseguenza finale è stata il loro crollo psicologico. Persone buone, abituate da sempre ad aiutare gli altri, ma che a causa di una bassa autostima (avendo quindi una falsa autostima) in cui per esempio ritroviamo: la paura di commettere sbagli, la paura di essere criticati, la paura di essere responsabili di decisioni, ecc., li ha in questo periodo “stesi a terra” proprio come fa la violenta pioggia sui fili d’erba alti. Ecco quindi che necessitano un rafforzamento della loro personalità attraverso un percorso di psicoterapia affinché non abbiano più ricadute.

Nelle persone che mostrano l’inizio di attacchi di panico è auspicabile anche il rilassamento neuromuscolare del “training autogeno” in particolare l’esercizio del: “respiro”.

Foto: dal web

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